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mercoledì 20 agosto 2014

Mare, profumo di mareee

Non c'è cosa peggiore di terminare l'ultimo giorno di lavoro e iniziare le ferie con la certezza di rimanere a casa e non poter partire per luoghi esotici (aaaah, le Maldive...) o meno (oooh, "Sozzo"marina...). Non c'è cosa migliore di decidere di punto in bianco di farsi quattro bei giorni in riviera romagnola. Sabato, ore 17.00: "Uff però, che palle! Senti dai, guardiamo se c'è qualche alternativa al nulla su quel box che ti hanno regalato per la laurea..." Sabato (lo stesso sabato), ore 19.00: "Tutto ok, prenotato fino a mercoledì! Oh, ma davvero tu prima non eri mai stata a Rimini?!"
Bellaria-Igea Marina, anzi Igea Marina, insomma facciamo Rimini. Alberghetto 3 stelle, bed & breakfast (molto breakfast, tantissimo breakfast, da morire di breakfast!), 100 metri dalla spiaggia. Troppo lungo raccontare tutto (sì, non sono stati tre mesi in Nepal e India, o sopra il massiccio del Karakorum, ma insomma datemi sta soddisfazione essuddài!), quindi procedo per immagini, che poi è pure più bello no? Ndr: no, Lei non c'è sulle foto, né mai ci sarà probabilmente; stavo pure pensando di comprarle i diritti d'immagine, ma a questo punto credo mi costerebbero meno quelli di Sandra Bullock).



Le Frecce tricolori. Il brutto tempo e le Frecce tricolori. Il brutto tempo, le Frecce tricolori e le madonne tirate giù dal responsabile del bagno 74 che delle Frecce tricolori ha fatto la sua ragione di vita nella prima settimana di agosto. Vecchio, mi dispiace per le nuvole, ma il loro spettacolino l'hanno fatto e tu le tue belle fotine pure. 'Sta senza penzier.


La piadina romagnola. Quella fatta a mano, col crudo, con il roast beef, soprattutto con Sua Maestà lo Squacquerone e la consorte Magneficentissima Rucola. Ne abbiamo mangiate almeno una al giorno, una dieta fatta di gelati e piadine, piadine e gelati. E di imponenti colazioni, che se tutti i clienti fossero stati come noi, l'albergo ora sarebbe in fallimento.


L'acqua limpida. No, non è la Sardegna, giurin giurello che è alto Adriatico. E io che credevo che qui al nord ce la giocassimo solo tra mucillagini e alghe. Anvédi. Poi l'ultimo giorno a Rimini l'acqua era sempre quella bella densa e scura delle nostre zone, ma i primi tre giorni guarda, una meraviglia. Saluti dal granchio che poche ore dopo m'ha pure pizzicato. Te possino...


La gita notturna in nave. Lo so, non c'è la nave, ma non importa, immaginatela come una motonave da Amarcord, una giusta via di mezzo tra sobrietà e kitsch spinto, con le bandierine multicolore e il capitano che parla agli ospiti stranieri in un russo fortemente colorito di Romagna, un po' vodka un po' Sangiovese. La cosa più bella è stata proprio l'attesa su questo minuscolo pontile, che a guardare giù sembrava di sprofondare negli abissi e a guardare avanti, oltre il vento, c'era la curvatura del mondo (in realtà sono poco più di 40 cm d'acqua e la Croazia è lì lì).


Le razze. All'acquario di Cattolica si facevano accarezzare, sbucavano fuori dall'acqua con le loro ali e tu potevi poggiare la mano su quel pescione setoso e morbido. "Oh, ma hai sentito che bello tosto, che sodo? Che bella polpa, questo xe bòn!" dice Lei. E quindi la sera niente, che dovevo fare, mica potevo smentirla, anzi le ho dato pienamente ragione: alla catalana la razza è favolosa.

Avrei un'altra cinquantina di foto, ma mi fermo qui, meglio no? Tutto bello, bellissimo e chi se ne frega dei due giorni di pioggia su quattro. Le uniche foto che non posso mettere sono purtroppo quelle a cui tengo di più, quelle che ritraggono lo spettacolo più bello che ho visto a Bellaria, a Rimini, ma che vedo sempre anche quando sono a Sottomarina, Asiago, Lisbona, Roma, Este, Padova, Montagnana: Lei.

PS: se guardate bene comunque dietro a 'sto fantasioso bicchiere qualcosa si intravede... ;-)


lunedì 12 agosto 2013

Gitarelle domenicali

Dopo l'indimenticabile gita di qualche settimana fa sul Pasubio (52 gallerie, 17 km a piedi, ritorno reso difficile da acquazzone epico, panorami stupendi) e memori delle relative fatiche, io, Lei e gli Sposini ieri siamo andati al Parco delle cascate di Molina (VR). Credo sia stata la mia prima volta in Lessinia, ma effettivamente i luoghi sono molto belli e varrà la pena ritornarci, magari evitando i percorsi impervi prospettati dalle due donne che oramai si credono provette alpiniste...
Va detto subito che il cammino attraverso il parco (entrata 5 euro) è a misura di famiglie e bambini: percorsi sicuri e puliti, a discapito in alcuni passaggi della naturalezza del paesaggio, gran parte di salite e discese si fanno su gradoni artificiali, dove il rischio di scivolare è ridotto al minimo - tranne per lo Sposo che ieri pareva aver montato un set di gomme molto lisce - ma dove a volte lo sforzo per salire è decisamente maggiore. Da bravi scalatori in erba abbiamo scelto il percorso nero, che si distingue dal rosso e dal verde semplicemente per la lunghezza di percorrenza, non superiore comunque alle due ore, e per un brevissimo tratto di pendenza maggiore. Insomma, messi insieme tutti questi elementi, ne è scaturita davvero una bella gita fuori porta piuttosto che una sfiancante sessione di escursionismo! L'arrivo sul posto lasciava già presagire la rilassatezza che ci avrebbe accompagnato per il resto del cammino: area pic-nic e immediato svuotamento delle borse frigo. Ci sarebbe da aprire un grosso dibattito sulla differenza sostanziale tra il pane vero col salame ungherese degli Sposini e il nostro pane da tramezzino con Philadelphia, crudo e insalata, ma Lei aveva preso questa decisione e quindi a poco sono valse le mie lagnanze sullo scarso apporto energetico e gustativo di tale soluzione. Non mi dilungherò su questo argomento, poiché sono già stato minacciato di future ritorsioni e non voglio passare il resto della mia vita alimentare a pane bianco molle che si appiccica sui denti ad ogni morso.
Le cascate da cui prende il nome il parco sono circa una decina, sparse lungo il percorso, di dimensioni piccole e medie, forse un po' povere d'acqua nella stagione estiva. Detto ciò, quella poca che ne rimane è freschissima e non si può non fare almeno un bagno ai piedi (per dovere di cronaca: sono stato l'unico ad avere l'ardire di farlo, ma i piedi ancora ringraziano per la frescura). Il solo elemento di disturbo nella quiete meravigliosa del posto sono i bambini. Era pieno di minuscoli esemplari d'uomo vocianti e urlanti! Io non capisco perché e come alcuni esseri viventi riescano ad emettere tanti e continui ultrasuoni; ci sono stati momenti in cui credo che la situazione fosse tale da sradicare qualsiasi senso di maternità/paternità anche dalle persone più inclini a moltiplicarsi. I turisti dovrebbero essere forniti anche di appositi tappi per le orecchie per godersi appieno la passeggiata. Ma, alla fin fine, che gli puoi dire a 'sti marmocchi se pure Lei e la Sposina si sono messe in coda per un giro sull'altalena della cascata? Niente, assolutamente niente. Si sta lì, con borse in spalla a fare foto e video alle ritornate fanciulle che urlano e sorridono come quando si giocava a nascondino...

PS: anche io avrei voluto fare un giro sull'altalena! Maledetto senso del pudore...

Il piacere di ritrovare un mio lontano parente...

Panorama

giovedì 8 agosto 2013

C'è solo un Capitano!

Ci sono momenti nella vita in cui capisci chiaramente e senza ombra di dubbio che il tempo passa, il nostro presente cambia e i ricordi mutano in immagini sbiadite di una realtà ormai irrecuperabile. Triste? Certamente sì. Ma lo scorrere veloce dell'esistenza non ha accesso a quella parte della nostra mente che continua gelosamente a custodire tutte le emozioni più importanti, passate, presenti e future. Ieri sono riuscito a rivivere un po' di quelle emozioni e a sentire quella nostalgia che porta con sé un mondo intero. Per Padova-Sydney (amichevole del ritorno in Italia contro la squadra in cui debuttò) credo che più di metà dei 16.000 allo stadio Euganeo sia stata lì solo a osannare Del Piero.


Vidi il Capitano nel novembre 1995 a San Siro. Innamorato di quella Juventus che era da poco tornata agli antichi splendori sotto la guida di Marcello Lippi, non esitai a chiedere a mio zio (tecnicamente cugino di mia mamma, ma familiarmente "zio Lino") di portarmi con sé a vedere il mio idolo, l'erede di Baggio, il giovane che stava bruciando le tappe e aveva appena inventato un gol che porterà sempre il suo nome (il tiro dal limite sinistro dell'area, a rientrare sul secondo palo, non è stato di certo inventato da lui, né è solo sua prerogativa, ma per stagioni intere il Capitano è sempre stato letale da quella zolla). Il fatto di dovermi infiltrare in un club rossonero e di finire nella curva milanista non fu certo un problema. E nemmeno vedere il Milan in doppio vantaggio dopo appena un quarto d'ora di gioco. Esultare al gol inutile ma splendido di Pinturicchio in mezzo ai tifosi avversari fu semplicemente una gioia folle.
Da quel giorno i poster di Alex in camera mia aumentarono di numero, tutti intorno a quello magnifico di lui con le roi Michel Platini negli spogliatoi di Roma ad alzare insieme al nuovo 10 bianconero la coppa con le grandi orecchie. Da quel giorno sono passati quasi vent'anni di tifo più o meno impetuoso e di ammirazione totale per l'uomo e il giocatore Del Piero, attraverso vittorie e sconfitte (la più bruciante quella in finale di Champions col Borussia Dortmund: anche là un capolavoro reso inutile dalla sconfitta), cadute tremende e rinascite inaspettate.


Il calcio non è la vita, può essere al limite una passione, un hobby, uno svago, uno dei tanti modi di fare esercizio fisico, un lavoro. Ma quando quella passione diventa elemento di congiunzione, un filo rosso che, sotto sotto, si intreccia a tutti i fili della nostra storia, le cose cambiano. Ieri sera l'estremità del mio filo rosso è venuta allo scoperto, dopo vent'anni passati ad essere solamente una parte di per sé insignificante del vestito che avevo cucito addosso. Il Capitano era sulle pagine del mio diario del liceo, mi ha consolato coi suoi gol durante le prime delusioni amorose, era a volte il mio unico momento di svago - il mercoledì e la domenica - mentre studiavo otto ore al giorno per gli esami in Conservatorio, e molto altro ancora. Per un periodo fu addirittura il ragazzo che avrei voluto essere: padovano (d'adozione) come me, col sogno realizzato di diventare un calciatore e l'umiltà mantenuta sempre nonostante il peso delle responsabilità. Quando l'anno scorso la sua strada si divise da quella della Juventus l'amarezza fu grande, così come la sensazione che fosse finita un'epoca. Vederlo ieri in campo è stata una gioia infinita e al tempo stesso la certezza che un'intera fase della mia vita è ormai dietro le spalle. Si è forse simbolicamente chiuso un cerchio aperto nel lontano 1995, l'anno della svolta per me, l'anno in cui divenni forse davvero più maturo, certamente più sicuro di me e meno in balia del mondo che mi circondava. Ma è stata comunque una bella sensazione, di ritorno dallo stadio, addormentarmi con le fotografie della mia adolescenza nella mente e nel sorriso la speranza del mio futuro.
"Un Capitano, c'è solo un Capitano, un Capitaaaano, c'è solo un Capitaaaano!"


martedì 6 agosto 2013

Il riposo del contabile, giorno 3

Caldo, afa, umido. Dentro casa e fuori casa. Il momento peggiore dell'anno è arrivato.
Da bambino e da adolescente adoravo l'estate, del clima sai che me ne importava? La scuola era finita e le ore a disposizione per giocare e divertirsi erano raddoppiate. Dopo i vent'anni sono cominciate le prime insofferenze, perché preparare il diploma di violino, gli esami di filologia greca o storia della lingua latina non è mica semplice d'estate, sia per le temperature sia soprattutto perché non capisci chi te lo fa fare di stare chino su testi incomprensibili invece di andarti a tuffare in piscina. Ma è dopo i trenta che subentra l'odio. Sarà l'età, mi starò inacidendo e sarò sull'orlo di una crisi di nervi, ma passare le due settimane di ferie inzuppando magliette mi rovina l'umore.
Ieri sera ero a cena da Lei: famiglia al completo, fratelli, fidanzate e gatti compresi. Le pietanze sono quelle tipicamente stagionali, rinfrescanti e leggere: pasta speck e panna, cotolette alla milanese, insalatona con grana padano e dolcissimi biscotti al burro. L'aria condizionata e la bontà del cibo favoriscono l'abbuffata, inutile negarlo. Terminato il pasto, Lei mi si rivolge con quel suo tono lievemente intimidatorio: "Bene, andiamo di sopra?". Sembra una domanda, è un'ordine. Non ho mai provato a proferire alcun diniego, al massimo ho azzardato un breve elenco di lati positivi del piano terra.
Di sopra. Il primo piano. La sua stanza - in realtà più grande di un mini appartamento in città - è un delizioso ricovero per i due piccioncini d'inverno, un enorme forno a legna perfettamente isolato in tutto il resto dell'anno. Le regole da seguire sono poche ma fondamentali: 1) la porta resta chiusa, perché Gatto deve necessariamente rimanere sempre con noi, 2) le zanzariere stanno sempre abbassate, per non favorire l'ingresso di insetti vari, 3) se gatto si avvicina, va assolutamente lasciato in pace, 4) se possibile il ventilatore non va direzionato sulle persone. Alla luce di ciò, la situazione è la seguente: siamo perfettamente murati vivi, senza un briciolo di aria che faccia corrente, con 48° e un gatto che, se ha lo sbalzo ormonale giusto, viene a scaldarti le gambe o la pancia.
S'io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, avrei mangiato tanto e sarei salito nel Forno? La risposta è no. Ma l'ho fatto. Dopo cinque minuti d'orologio ero in catalessi, disteso sul letto e incapace di aprire gli occhi, rantolando e russando di tanto in tanto. Abbiamo tentato la rianimazione con un cruciverbone: ragionare sulle soluzioni mi risvegliava il cervello per alcune frazioni di secondo, ma credo fosse tutto solo frutto dell'attività del mio sistema nervoso simpatico. Lei, santa donna, dopo avermi sopportato non so per quanto (minuti, ore, giorni?), mi ha finalmente dato uno scossone: "Andiamo a letto? Dai, va a casa..."
Ho già detto che odio l'estate?




sabato 3 agosto 2013

Il riposo del contabile, giorno 2

Questa mattina aggiornamento veloce veloce, il tempo stringe e oggi si va a suonare.
Ieri sera alla fine accoppiata classica sushi+cinema. Hanno chiuso per ristrutturazione il Cinergia di Rovigo, unico nelle vicinanze in cui poter usufruire della mia scheda Grande Cinema Tre e allora che si fa? Space Cinema di Limena, giusto appena quei 50 km più in là... Visto il largo anticipo con cui siamo partiti da casa, ho pensato bene, dopo tanta attesa e alcuni imprevisti passati, di andare finalmente allo Zushi di Padova. Localino abbastanza ben curato, un po' da fighetti, ma tutto sommato buono, diciamo leggermente sopra la media delle mie esperienze alimentari giapponesi (credo di non poter fare rientrare nella categoria il maki finale alla Nutella, strepitoso ma decisamente fuori contesto. Mi si spieghi d'altronde cosa non è buono se ricoperto di abbondante colata di Nutella...). Costi non eccessivi per il cibo in sé, assolutamente esagerati per coperto e bevande. La nota positiva è che ho trovato un altro posto dove il sushi lo fanno come dovrebbe essere, ovvero con una fettina bella spessa di pesce crudo (nella terra del sol levante non ci sono mai stato, ma da quanto ne so così dovrebbe essere).


La scelta del film da vedere è stata, come spesso accade in questi casi, inaspettata: se io e Lei partiamo da posizioni nettamente contrapposte o Lei non ha posizione (come ieri, io volevo Wolverine: l'immortale, Lei niente in particolare), alla fine si vira su ciò che non attira nessuno dei due, mal comune mezzo gaudio. Parte della responsabilità morale, si sappia, pesa sulla coscienza di una comune amica esaltatissima da questo Now you see me - I maghi del crimine (so che probabilmente leggerà, quindi attendo il contraddittorio nei commenti). Voto? Sufficienza risicata, da dvd. La presenza di Morgan Freeman aggiunge appena qualcosa all'interno di una trama non del tutto scontata, ma razionalmente assai traballante. Non amo spoilerare, se non esplicitamente richiesto, ma molti passaggi del film risultano quasi imbarazzanti nella loro irrealtà (se voi foste una grande banca nazionale e nel vostro caveau arrivassero 30 milioni di euro in banconote da 20 e da 50, non vi verrebbe istintivo controllarle prima di metterle sotto chiave? O preferireste aspettare e scoprire che sono tutte carte truccate per prestigiatori di basso livello?). Comunque al cinema - con lo schermo bello grande e il dolby digital surround - per raggiungere un discreto divertimento bastano e avanzano cinque minuti di inseguimenti in auto, dieci di luci mirabolanti, un bell'ometto per Lei e una discreta biondina per lui. Aspettiamo stagioni migliori, d'estate il cinema spesso è buono solo per il riparo dalla canicola.

 

venerdì 2 agosto 2013

Il riposo del contabile, giorno 1

Il riposo del contabile è finalmente iniziato appieno, quello del musicista non ancora, visto qualche altro piccolo impegno nei prossimi giorni. Va bene così: dalla vita lavorativa è necessario staccare di tanto in tanto, da quella musicale sarebbe bene che invece si continuassero a macinare chilometri, data la crisi dell'anno in corso.
Breve aggiornamento sui propositi pregressi: 1) conclusa alla grande la giornata di ricerche bibliografiche giurisprudenziali a Ferrara, si potrà anche dire che la laurea in Lettere classiche è servita a poco ("ti apre la mente, la cultura è importante, ma vuoi mettere sapere il latino e il greco, bla bla bla"), ma perlomeno ho maturato una certa esperienza nella frequentazione di biblioteche fisiche e virtuali; 2) la battaglia con il nuoto è stata persa miseramente a causa di problemi intestinali. Non entro in particolari per motivi di decenza pubblica, ma alla vasca numero 54 ho dovuto abbandonare in fretta e furia. Ci sarà modo per rifarsi molto presto.
Stamattina niente sveglia - solo il sole mi ha dettato i ritmi del sonno, gran lusso - e inizio giornata nerd (o geek? Il secondo termine sarebbe più appropriato, ma è meno immediatamente comprensibile ai profani, credo): ho fatto una prima ricognizione del pc per valutare quanta parte di esso sia degna di backup e mi sto apprestando a decidere se installare Ubuntu. Qualsiasi suggerimento sarà ben accetto.
Stasera, se tutto va bene, si ritorna al cinema. La stagione estiva non offre molta qualità, ma ci sono un paio di film che forse varrebbe la pena vedere (il vecchio World War Z? Wolverine l'immortale? La notte del giudizio?). Si deciderà come al solito col sistema più affidabile: lunga discussione con Lei finché uno dei due non sventola bandiera bianca in cambio di un bonus sulla successiva uscita. Per fortuna almeno stavolta non ci sono in lista film drammatici francesi che tanto le piacciono: in quei casi anche la vittoria della propria scelta può avere ripercussioni a lungo termine.

Ah, quasi dimenticavo: ieri B. è stato condannato ed ora è ufficialmente pregiudicato ("a coronamento di una lunga carriera di successi", cit. Spinoza.it). Non ho ancora sfogliato quotidiani o letto alcunché sul web, ma immagino cominci ora un lungo periodo di ricatti, scontri e minacce. Sarebbe anche tempo di finirla, dopo vent'anni in cui ci si preoccupa di una singola persona invece che degli altri quasi sessanta milioni di italiani, ma noto attorno a me ancora troppi che parlano di toghe colorate o, viceversa, pontificano senza soluzione di continuità sulla vita di questo misero individuo. In ogni caso, per non sbagliare, PROSIT!

mercoledì 31 luglio 2013

Iniziano le ferie

Ci siamo, finalmente da domani inizio le ferie: diciotto giorni di riposo, tempo da dedicarmi, lavori arretrati da portare a termine, film da guardare e libri da leggere. Ok, so già che non mi basteranno, ma qualcosa riuscirò a fare (già solo la metà di quello che ho in testa sarebbe un successo).
Domattina prima tappa a Ferrara per dare una mano con fotocopie e ricerche bibliografiche a Lei, naufragante ma non ancora naufragata nel delirio della tesi; nel pomeriggio ultimo appuntamento fisso con la piscina: vediamo di darci dentro e di superare le 70 vasche di lunedì scorso. Nel frattempo oggi ho aggiunto altri due impegni alla mia lista di cose da fare (sei in ferie Dino, appuntamenti APPUNTAMENTI, non impegni...): domenica mare con ex compagni di scuola e mercoledì all'Euganeo di Padova a rivedere il Capitano (che effetto farà con quella maglietta celestina addosso?), sempre che si riesca a recuperare i biglietti.
In questo periodo cercherò di aggiornare quotidianamente il blog, anche se con poche righe, almeno per dare un minimo di soddisfazione a chi mi segue ma tra un post e l'altro vede spuntare i primi capelli bianchi...
Buonanotte a tutti, domattina alle 7.00 suona la prima dolce sveglia vacanziera!

venerdì 28 giugno 2013

Ce la farà il nostro eroe?

Non mi si chieda a che ora sono andato a letto stanotte e mi sono svegliato stamattina: so solo di aver preso il treno  verso le 7.00, o perlomeno attendo testimoni che ne diano conferma. Ho provato ad aprire gli occhi con un primo caffè, ma sono uscito dal bar sospinto dalla solita barista troppo animata e confidenziale per i miei gusti. Cinque ore di leggerissimo corso di formazione sulla contabilità economico-patrimoniale, con nel mezzo un altro caffè - che avevo chiesto doppio ma ha avuto effetto dimezzato - e i colleghi che confermano il mio stato pietoso ("Sembri uno straccio!" Confermo, la accendiamo). Panino da Mc Donald, giusto per appesantire la digestione, e treno in ritardo con riposino tormentato. Ora sono a casa e vedo di infilarmi mezz'ora sotto le coperte: stasera è prevista cena all you can eat al nastro giapponese e a seguire proiezione del nuovo Superman senza mutanda alle 22.10. Se tutto va bene, sarò finalmente a dare un degno riposo a questo corpo martoriato verso le 2.00.
Se passo indenne oggi, la vita è in discesa.

lunedì 17 giugno 2013

Incontentabile

Finalmente è arrivato anche quest'anno il caldo torrido, sospinto da settimane di invocazioni di tutti quelli - me compreso - che non ne potevano più di un inverno apparentemente interminabile. Finalmente nemmeno più una goccia d'acqua, un sole che spacca le pietre e 28 gradi e mezzo in casa. Ora basta però: un'altra settimana così e rimpiangerò la stagione monsonica da poco conclusa.
Fortunatamente in treno e al lavoro funziona a pieno regime l'aria condizionata; è sempre una consolazione sapere che, dopo quei venti minuti di cammino stazione-ufficio e ritorno sotto il sole battente, si possono asciugare le vesti al fresco venticello artificiale. Peccato che, dopo il breve ristoro iniziale, il mio corpo fatichi ancora ad accettare le temperature polari di Trenitalia e degli uffici pubblici.
Non credo di volere troppo a desiderare un clima mutevole in base ai miei spostamenti e ai miei umori. O forse ha ragione chi sostiene che sono incontentabile e mi esorta a fare una bella settimana di lavoro a schiena curva sui campi?

Per la cronaca, ora sull'interregionale per Bologna il freddo glaciale dell'aria condizionata è mitigato dalla presenza e dal respiro umido delle tante persone che riempiono il vagone. Bene, bene. Però che fastidio non poter distendere le gambe davanti a me perché tutti i posti sono occupati...

domenica 16 dicembre 2012

Una convivenza quasi civile

Diciamolo chiaramente, Gatto e io non ci sopportiamo. Fortunatamente è entrato nella mia vita solo marginalmente, da quando due anni fa l'ho preso per farne dono di compleanno a Lei (era ancora un mucchietto di peli che da pochi giorni si reggeva a malapena sulle zampe).
Il ricordo del nostro primo viaggio in macchina è indelebile: un miagolio dietro l'altro, sembrava non finisse mai il fiato. Io, affranto per il dolore lancinante che pensavo provasse dopo essere stato strappato da mamma gatta, feci tutto il tragitto ai trenta all'ora, per evitargli scossoni, parlandogli e tranquillizzandolo sul suo roseo futuro. Mi era tuttavia simpatico quando, per salire sulle ginocchia mentre eravamo tranquillamente seduti a tavola, si inerpicava sul mio polpaccio come un giovane temerario sul palo della cuccagna. Avrei dovuto presagire il peggio quando cominciò a giocare usando un po' troppo artigli sempre più simili a sciabole e denti sempre più acuminati. Ma Lei lo difendeva, già allora addossandomi colpe che non avevo ("Poverino, lui gioca, sei tu che non dovresti allungargli la mano!").
Il tempo passava veloce e Gatto si mostrava sempre più schizofrenico, alternando languide ricerche di coccole a momenti di follia pura, comprensivi di aggressioni immotivate e corse spaventose e imprevedibili ad artigli spianati (scala, divano, armadio, letto, sedia, divano, armadio, scala, bagno, divano, letto, divano, scala). Ogni volta che entravo a casa mi si parava davanti, prima con lo sguardo perplesso di chi non capisce perché ti ostini a invadere il suo territorio, poi strusciandosi a coda ritta tra le mie gambe (nel linguaggio della sua specie equivarrebbe a dire: "Ehi amico, tranquillo, vieni pure, ti riconosco e la mia casa è la tua casa!"). Ho sempre cercato di comprendere Gatto e mi prodigai addirittura per trovargli una via di salvataggio quando, incosciente e pure un po' idiota, era andato a trovare sollazzo sull'albero più alto del giardino, senza prevedere che sarebbe anche dovuto scendere prima o poi. Rimase su quell'albero una notte intera, perché lui, Sua Maestà gattesca, aveva le vertigini!
Dopo quasi due anni ho finalmente capito il motivo dei suoi dispetti: amiamo la stessa donna. Il fatto è che Lei amerebbe Gatto, ma è biologicamente impossibilitata a farlo e perciò sta con me. Entrambi non hanno ancora metabolizzato questo amore impossibile, quindi Gatto fa i dispetti a me e Lei lo giustifica sempre, dimenticando però che sono stato io a portarli a convivere sotto lo stesso tetto. Siamo arrivati a livelli insostenibili, ai limiti dell'umana sopportazione. Gatto dorme con Lei quando io non ci sono e, quel che è peggio, ritiene che il posto al suo fianco nel letto gli appartenga ormai di diritto. La routine è diventata questa: io arrivo in camera, Gatto presagisce e comincia a guardarmi storto, io mi infilo sotto le coperte - al MIO posto - e Lei chiama Gatto, l'immonda bestia attende che io mi assopisca (beandosene nel frattempo del mio occhio socchiuso a scrutare i suoi movimenti) e poi sferra attacchi ai miei piedi, risvegliandomi di soprassalto e impedendomi di fatto un tranquillo riposo. Un po' di tempo fa, quando Lei riceveva una telefonata da me, Gatto cominciava prima a strusciarlesi addosso, per attirarne l'attenzione, poi, se io ero ancora dall'altra parte della cornetta, cominciava a morsicarla e graffiarla, fino a costringerla a terminare la chiamata per potersi dedicare soltanto a lui. Non fa più questa pantomima da qualche settimana; sono certo che non si è arreso, ma sta semplicemente architettando qualcosa di ancora più terribile.
Un unico dubbio mi sorge quando mi avvicino a Gatto: non è che sarà così scontroso con me perché mi sono sempre fatto promotore della sua castrazione? Allora lo guardo con malcelata e malvagia soddisfazione. E lui lo sa.

PS: per chi fosse curioso di dare forma alle parole, Gatto è questo nelle foto. Non fatevi illudere dal suo falso sembiante: il demonio conosce mille trucchi per non farsi riconoscere.



giovedì 16 agosto 2012

Resoconto di un pomeriggio di mezza estate

Ne sono successe di cose dall'ultimo post risalente ormai a giugno scorso. Talmente tante che non saprei da dove iniziare. Vediamo dunque di dare un po' di ordine ai pensieri: è scaduto il mio contratto di lavoro e ne è ricominciato un altro con conseguente spostamento di ufficio, è arrivato il caldo (quello vero della pianura padana, fatto di aria irrespirabile e di notti sudaticce), sono tornato in piscina dopo tanto tempo, sono stato per la prima volta in vita mia a Mirabilandia e in un ristorante brasiliano, ho visto nascere e crescere nuovi gattini, ho suonato il Barbiere di Siviglia, mi sono lasciato andare al solito film estivo di poco conto, ho drogato parte dei miei giorni di ferie con serie televisive finora perse (tipo Game of thrones, Big bang theory e The walking dead), ho acquistato il tablet da cui ora sto scrivendo, sono stato al mio quarto concerto degli Afterhours. Insomma, ho fatto un sacco di cose di cui non importerà niente a nessuno e che in effetti non sono poi così rilevanti. Però continuo a pensare che la banalità non sta nelle cose che fai, ma nel modo in cui le fai, nel valore che dai loro e nelle persone con cui le condividi. Non sto scrivendo dalle spiagge bianche di qualche luogo esotico e patinato, ma da un giardino di campagna, con l'aria serale che mi accarezza i polpacci e una mamma gatta che si ostina a leccare e nutrire la sua progenie ormai cresciutella, voltandomi di tanto in tanto a guardare uno splendore di donna qui al mio fianco, tutta intenta e china sui suoi libri. Per me, qui e ora, sono le migliori giornate che potessi immaginare!