Finalmente è arrivato anche quest'anno il caldo torrido, sospinto da settimane di invocazioni di tutti quelli - me compreso - che non ne potevano più di un inverno apparentemente interminabile. Finalmente nemmeno più una goccia d'acqua, un sole che spacca le pietre e 28 gradi e mezzo in casa. Ora basta però: un'altra settimana così e rimpiangerò la stagione monsonica da poco conclusa.
Fortunatamente in treno e al lavoro funziona a pieno regime l'aria condizionata; è sempre una consolazione sapere che, dopo quei venti minuti di cammino stazione-ufficio e ritorno sotto il sole battente, si possono asciugare le vesti al fresco venticello artificiale. Peccato che, dopo il breve ristoro iniziale, il mio corpo fatichi ancora ad accettare le temperature polari di Trenitalia e degli uffici pubblici.
Non credo di volere troppo a desiderare un clima mutevole in base ai miei spostamenti e ai miei umori. O forse ha ragione chi sostiene che sono incontentabile e mi esorta a fare una bella settimana di lavoro a schiena curva sui campi?
Per la cronaca, ora sull'interregionale per Bologna il freddo glaciale dell'aria condizionata è mitigato dalla presenza e dal respiro umido delle tante persone che riempiono il vagone. Bene, bene. Però che fastidio non poter distendere le gambe davanti a me perché tutti i posti sono occupati...
Nessun commento:
Posta un commento