martedì 6 agosto 2013

Il riposo del contabile, giorno 3

Caldo, afa, umido. Dentro casa e fuori casa. Il momento peggiore dell'anno è arrivato.
Da bambino e da adolescente adoravo l'estate, del clima sai che me ne importava? La scuola era finita e le ore a disposizione per giocare e divertirsi erano raddoppiate. Dopo i vent'anni sono cominciate le prime insofferenze, perché preparare il diploma di violino, gli esami di filologia greca o storia della lingua latina non è mica semplice d'estate, sia per le temperature sia soprattutto perché non capisci chi te lo fa fare di stare chino su testi incomprensibili invece di andarti a tuffare in piscina. Ma è dopo i trenta che subentra l'odio. Sarà l'età, mi starò inacidendo e sarò sull'orlo di una crisi di nervi, ma passare le due settimane di ferie inzuppando magliette mi rovina l'umore.
Ieri sera ero a cena da Lei: famiglia al completo, fratelli, fidanzate e gatti compresi. Le pietanze sono quelle tipicamente stagionali, rinfrescanti e leggere: pasta speck e panna, cotolette alla milanese, insalatona con grana padano e dolcissimi biscotti al burro. L'aria condizionata e la bontà del cibo favoriscono l'abbuffata, inutile negarlo. Terminato il pasto, Lei mi si rivolge con quel suo tono lievemente intimidatorio: "Bene, andiamo di sopra?". Sembra una domanda, è un'ordine. Non ho mai provato a proferire alcun diniego, al massimo ho azzardato un breve elenco di lati positivi del piano terra.
Di sopra. Il primo piano. La sua stanza - in realtà più grande di un mini appartamento in città - è un delizioso ricovero per i due piccioncini d'inverno, un enorme forno a legna perfettamente isolato in tutto il resto dell'anno. Le regole da seguire sono poche ma fondamentali: 1) la porta resta chiusa, perché Gatto deve necessariamente rimanere sempre con noi, 2) le zanzariere stanno sempre abbassate, per non favorire l'ingresso di insetti vari, 3) se gatto si avvicina, va assolutamente lasciato in pace, 4) se possibile il ventilatore non va direzionato sulle persone. Alla luce di ciò, la situazione è la seguente: siamo perfettamente murati vivi, senza un briciolo di aria che faccia corrente, con 48° e un gatto che, se ha lo sbalzo ormonale giusto, viene a scaldarti le gambe o la pancia.
S'io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, avrei mangiato tanto e sarei salito nel Forno? La risposta è no. Ma l'ho fatto. Dopo cinque minuti d'orologio ero in catalessi, disteso sul letto e incapace di aprire gli occhi, rantolando e russando di tanto in tanto. Abbiamo tentato la rianimazione con un cruciverbone: ragionare sulle soluzioni mi risvegliava il cervello per alcune frazioni di secondo, ma credo fosse tutto solo frutto dell'attività del mio sistema nervoso simpatico. Lei, santa donna, dopo avermi sopportato non so per quanto (minuti, ore, giorni?), mi ha finalmente dato uno scossone: "Andiamo a letto? Dai, va a casa..."
Ho già detto che odio l'estate?




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