Caldo, afa, umido. Dentro casa e fuori casa. Il momento peggiore dell'anno è arrivato.
Da bambino e da adolescente adoravo l'estate, del clima sai che me ne importava? La scuola era finita e le ore a disposizione per giocare e divertirsi erano raddoppiate. Dopo i vent'anni sono cominciate le prime insofferenze, perché preparare il diploma di violino, gli esami di filologia greca o storia della lingua latina non è mica semplice d'estate, sia per le temperature sia soprattutto perché non capisci chi te lo fa fare di stare chino su testi incomprensibili invece di andarti a tuffare in piscina. Ma è dopo i trenta che subentra l'odio. Sarà l'età, mi starò inacidendo e sarò sull'orlo di una crisi di nervi, ma passare le due settimane di ferie inzuppando magliette mi rovina l'umore.
Ieri sera ero a cena da Lei: famiglia al completo, fratelli, fidanzate e gatti compresi. Le pietanze sono quelle tipicamente stagionali, rinfrescanti e leggere: pasta speck e panna, cotolette alla milanese, insalatona con grana padano e dolcissimi biscotti al burro. L'aria condizionata e la bontà del cibo favoriscono l'abbuffata, inutile negarlo. Terminato il pasto, Lei mi si rivolge con quel suo tono lievemente intimidatorio: "Bene, andiamo di sopra?". Sembra una domanda, è un'ordine. Non ho mai provato a proferire alcun diniego, al massimo ho azzardato un breve elenco di lati positivi del piano terra.
Di sopra. Il primo piano. La sua stanza - in realtà più grande di un mini appartamento in città - è un delizioso ricovero per i due piccioncini d'inverno, un enorme forno a legna perfettamente isolato in tutto il resto dell'anno. Le regole da seguire sono poche ma fondamentali: 1) la porta resta chiusa, perché Gatto deve necessariamente rimanere sempre con noi, 2) le zanzariere stanno sempre abbassate, per non favorire l'ingresso di insetti vari, 3) se gatto si avvicina, va assolutamente lasciato in pace, 4) se possibile il ventilatore non va direzionato sulle persone. Alla luce di ciò, la situazione è la seguente: siamo perfettamente murati vivi, senza un briciolo di aria che faccia corrente, con 48° e un gatto che, se ha lo sbalzo ormonale giusto, viene a scaldarti le gambe o la pancia.
S'io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, avrei mangiato tanto e sarei salito nel Forno? La risposta è no. Ma l'ho fatto. Dopo cinque minuti d'orologio ero in catalessi, disteso sul letto e incapace di aprire gli occhi, rantolando e russando di tanto in tanto. Abbiamo tentato la rianimazione con un cruciverbone: ragionare sulle soluzioni mi risvegliava il cervello per alcune frazioni di secondo, ma credo fosse tutto solo frutto dell'attività del mio sistema nervoso simpatico. Lei, santa donna, dopo avermi sopportato non so per quanto (minuti, ore, giorni?), mi ha finalmente dato uno scossone: "Andiamo a letto? Dai, va a casa..."
Ho già detto che odio l'estate?
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martedì 6 agosto 2013
Il riposo del contabile, giorno 3
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domenica 16 dicembre 2012
Una convivenza quasi civile
Diciamolo chiaramente, Gatto e io non ci sopportiamo. Fortunatamente è entrato nella mia vita solo marginalmente, da quando due anni fa l'ho preso per farne dono di compleanno a Lei (era ancora un mucchietto di peli che da pochi giorni si reggeva a malapena sulle zampe).
Il ricordo del nostro primo viaggio in macchina è indelebile: un miagolio dietro l'altro, sembrava non finisse mai il fiato. Io, affranto per il dolore lancinante che pensavo provasse dopo essere stato strappato da mamma gatta, feci tutto il tragitto ai trenta all'ora, per evitargli scossoni, parlandogli e tranquillizzandolo sul suo roseo futuro. Mi era tuttavia simpatico quando, per salire sulle ginocchia mentre eravamo tranquillamente seduti a tavola, si inerpicava sul mio polpaccio come un giovane temerario sul palo della cuccagna. Avrei dovuto presagire il peggio quando cominciò a giocare usando un po' troppo artigli sempre più simili a sciabole e denti sempre più acuminati. Ma Lei lo difendeva, già allora addossandomi colpe che non avevo ("Poverino, lui gioca, sei tu che non dovresti allungargli la mano!").
Il tempo passava veloce e Gatto si mostrava sempre più schizofrenico, alternando languide ricerche di coccole a momenti di follia pura, comprensivi di aggressioni immotivate e corse spaventose e imprevedibili ad artigli spianati (scala, divano, armadio, letto, sedia, divano, armadio, scala, bagno, divano, letto, divano, scala). Ogni volta che entravo a casa mi si parava davanti, prima con lo sguardo perplesso di chi non capisce perché ti ostini a invadere il suo territorio, poi strusciandosi a coda ritta tra le mie gambe (nel linguaggio della sua specie equivarrebbe a dire: "Ehi amico, tranquillo, vieni pure, ti riconosco e la mia casa è la tua casa!"). Ho sempre cercato di comprendere Gatto e mi prodigai addirittura per trovargli una via di salvataggio quando, incosciente e pure un po' idiota, era andato a trovare sollazzo sull'albero più alto del giardino, senza prevedere che sarebbe anche dovuto scendere prima o poi. Rimase su quell'albero una notte intera, perché lui, Sua Maestà gattesca, aveva le vertigini!
Dopo quasi due anni ho finalmente capito il motivo dei suoi dispetti: amiamo la stessa donna. Il fatto è che Lei amerebbe Gatto, ma è biologicamente impossibilitata a farlo e perciò sta con me. Entrambi non hanno ancora metabolizzato questo amore impossibile, quindi Gatto fa i dispetti a me e Lei lo giustifica sempre, dimenticando però che sono stato io a portarli a convivere sotto lo stesso tetto. Siamo arrivati a livelli insostenibili, ai limiti dell'umana sopportazione. Gatto dorme con Lei quando io non ci sono e, quel che è peggio, ritiene che il posto al suo fianco nel letto gli appartenga ormai di diritto. La routine è diventata questa: io arrivo in camera, Gatto presagisce e comincia a guardarmi storto, io mi infilo sotto le coperte - al MIO posto - e Lei chiama Gatto, l'immonda bestia attende che io mi assopisca (beandosene nel frattempo del mio occhio socchiuso a scrutare i suoi movimenti) e poi sferra attacchi ai miei piedi, risvegliandomi di soprassalto e impedendomi di fatto un tranquillo riposo. Un po' di tempo fa, quando Lei riceveva una telefonata da me, Gatto cominciava prima a strusciarlesi addosso, per attirarne l'attenzione, poi, se io ero ancora dall'altra parte della cornetta, cominciava a morsicarla e graffiarla, fino a costringerla a terminare la chiamata per potersi dedicare soltanto a lui. Non fa più questa pantomima da qualche settimana; sono certo che non si è arreso, ma sta semplicemente architettando qualcosa di ancora più terribile.
Un unico dubbio mi sorge quando mi avvicino a Gatto: non è che sarà così scontroso con me perché mi sono sempre fatto promotore della sua castrazione? Allora lo guardo con malcelata e malvagia soddisfazione. E lui lo sa.
PS: per chi fosse curioso di dare forma alle parole, Gatto è questo nelle foto. Non fatevi illudere dal suo falso sembiante: il demonio conosce mille trucchi per non farsi riconoscere.
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