Ieri sera, nel tragitto di ritorno tra la stazione ferroviaria e casa, ho avuto un incontro che avrei volentieri evitato.
Tra i ricordi più affascinanti e vivi di bambino ci sono quelli del Natale. Le vacanze, la famiglia riunita, i regali, l'albero e... la Chiarastella. Era tradizione che i ragazzi e le ragazze della parrocchia si riunissero nelle fredde sere di dicembre per andare ad annunciare col loro canto la nascita del bimbetto coi superpoteri. Pur non avendovi mai partecipato, complice l'allergia a tutto quanto fosse connesso con la mia parrocchia (forse perché mi facevano sempre fare il chierichetto di riserva? Forse per altri atteggiamenti e situazioni ben più schifosamente emarginanti?), quando sentivo in lontananza il canto armonioso del Natale godevo ad affacciarmi al vetro gelido della finestra e scrutare il nutrito gruppo di temerari, addobbati a festa con fuochi, luci e rotondi vestiti pesanti. Qualche volta ho insistito pure per farmi portare al cancello da mia mamma e donare una monetina - non me ne capacito ancora oggi, ma tant'è. Era bello vedere i vicini di casa che uscivano alla spicciolata e disordinatamente ad ascoltare l'amalgama di voci assai perfettibile ma altrettanto sincero e gradevole. Nessuno teneva un benché minimo spartito: sarebbe stato solo un intralcio al bicchiere di the caldo (o vino?) e allo sfregolare di mani.
Saranno questi ricordi avvolti nell'aura da favola dei tanti anni passati, sarà il maggiore spirito critico dell'età adulta, ma quando ieri ho imboccato la via di casa e ho visto a nemmeno duecento metri il gruppo disordinato e pecoreccio, indegno erede di cotanti antenati, non nego di aver rallentato il passo ed essermi accuratamente scelto una traiettoria di cammino che ponesse tra me e loro ogni macchina parcheggiata disponibile: tanto era il disgusto ad avvicinarmi e il timore di assalirli a male parole e barbari spintoni! Sparuti, disuniti, una sola grossa stella a led bianchi, stonavano qualche strofa - nemmeno tutti la medesima - solo al momento di suonare i vari campanelli, per interrompersi subito dopo e perdersi in chiacchiere adolescenziali inutili e idiote ("Amooore, daaaiii, vieni quaaa! Non puoi capireee! 'ssSpettamiii!"). Temevo già in epoche non sospette che la mia parrocchia fosse destinata al disgregamento e alla mediocrità, l'annuncio del papa su Twitter poi non è stato che l'ennesimo segnale di una Chiesa allo sbando... Notato però che avevano già oltrepassato il mio uscio, transito di fianco al gruppo - a guisa di spia russa in territorio americano - e mi introduco finalmente in cortile con inaudita leggerezza e rapidità: pericolo scampato.
Per la cronaca, cinque minuti dopo aver richiuso la porta alle mie spalle, ecco il fastidioso ripetersi intermittente del campanello. Ma non avevano già superato casa mia? Non sanno nemmeno più seguire un ordine di fermata, queste giovani stelle (s)cadenti.
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