lunedì 7 maggio 2012

Romanzo di una strage (Giordana, 2012) e Diaz (Vicari, 2012)


Ci sono tanti motivi per vedere questi due film, veramente poche scuse per non farlo. Dovere morale di un uomo tra gli uomini, ovvero di un cittadino, è provare a conoscere i fatti o interessarsene, perché arrivare alla chiarezza della verità è davvero troppo. Chi ha vissuto i giorni tristi e tesi della bomba di piazza Fontana e quelli rabbiosi del G8 di Genova sicuramente ha una propria, parziale verità. Chi non li ha vissuti può tentare di averne coscienza.
Gli eventi narrati in queste due sincere opere di denuncia hanno in comune la politica deviata, l'odio, la violenza, l'eclissi della libertà democratica, poco altro forse. A livello cinematografico sicuramente il film di Giordana ha una marcia in più: una sceneggiatura molto forte, attori che si esprimono su grandi livelli (Mastandrea forse nella sua migliore interpretazione, Favino superlativo come ormai da tempo ci ha abituato a essere), regia sapiente, misurata e precisa. Diaz ha un impatto emotivo però devastante, non so se sia per il fatto che il G8 l'ho vissuto in prima persona (meglio, in seconda, forse anche terza, perché non ero propriamente per le strade di Genova, bensì sgomento davanti alle televisioni che portarono il fumo dei lacrimogeni e il tanfo di sudore, sangue e paura dentro le case di milioni di italiani): pochi film mi hanno visto uscire dalla sala con tanta rabbia e impotenza in corpo.
A volte anche un libro, un film, un discorso o una canzone possono violare le nostre certezze da poco, possono aiutare a porci delle domande. Non credo che Romanzo di una strage e Diaz svelino risposte, ma già solo insinuare dubbi negli spettatori è atto meritorio. L'assurdità della Storia appare tale solo quando le pistole non sono più calde e il sangue si è ormai rappreso ed è stato lavato via in tanti modi, ma le persone, le loro vite e i loro volti devono continuare a esserne testimonianza. Spero sempre sia davvero giunta una stagione di denuncia e ribrezzo per gli orrori commessi, da parte di tutti, perché troppo spesso sento dire "Mi ricordo", ma si dovrebbe avere il coraggio dell'indignazione per dire "Io non voglio dimenticare". Se non si sa da dove cominciare, questi due film possono essere un valido punto di partenza.





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